Stato o cittadino, ecco chi vince con il Sì e il No

palazzo chigi

A pochi giorni dal referendum costituzionale, l’Italia appare nettamente divisa in due. Il fronte del No è eterogeneo nella composizione e la diversità di motivazioni appare evidente, privilegiando alcuni quelle più strettamente legate ai contenuti delle modifiche costituzionali e altri quelle più di carattere politico. D’altra parte è stato lo stesso premier a dare contenuto politico tanto alla riforma quanto alla consultazione e dunque nessuno si può lamentare se lo scontro ha assunto una dimensione più ampia. Tuttavia anche il fronte del Sì si caratterizza per una netta differenza di motivazioni: da un lato chi sostiene con apparente convinzione la bontà delle modifiche introdotte dalla Carta costituzionale, dall’altro chi ritiene invece che esse non siano positive, o siano anche molto negative, ma teme le conseguenze, politiche ed economiche, di una vittoria del No.

Il mio intervento è rivolto principalmente ai secondi, ritenendo di non essere in grado di far cambiare idea ai primi. Sostengo infatti con convinzione il No per ragioni di contenuti, non politiche, e ritengo che il dibattito sulle regole della democrazia dovrebbe essere tenuto nettamente distinto dalla concorrenza tra partiti per governare il Paese. In un qualsiasi gioco, dalla briscola a quelli delle recenti olimpiadi, i concorrenti desiderano la vittoria e sono in conflitto per essa, ma sulle regole del gioco risultano necessariamente d’accordo. Prima ci si unisce e ci si accorda sulle regole, poi ci si divide e si lotta per vincere [continua…]

Articolo di Ugo Arrigo

Ugo Arrigo insegna Finanza Pubblica e Teoria delle Scelte Collettive presso la Facoltà di Economia dell’Università di Milano Bicocca. I principali interessi di ricerca riguardano l’economia delle public utilities e delle amministrazioni pubbliche, le scelte collettive, le politiche di sviluppo territoriale. È tra i promotori del CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario sull’Economia del Territorio, attivato dalle Università di Milano Bicocca, Pavia e Ferrara. In numerose occasioni ha collaborato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Tesoro, in qualità di esperto o come membro di commissioni, su temi di finanza pubblica (con particolare riferimento alle relazioni finanziarie tra le imprese a partecipazione pubblica e lo Stato) e di economia delle public utilities (processi di riforma giuridico-istituzionale, risanamento gestionale, regolazione). Negli anni ’90 ha seguito in particolare i processi di riforma di aziende pubbliche quali Poste Italiane, Ferrovie dello Stato, Enav.

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