Le donne liberali per una Costituzione di tutti

cinzia dato

di Cinzia Dato

Ringrazio Valentina Cardinali e  tutte le organizzatrici per avermi voluta oggi con voi a parlare delle ragioni del NO. Voi ,donne di destra, mobilitate nei comitati per il NO, ed io, una liberal socialista, in rappresentanza di un comitato trasversale di liberali, siamo laicamente insieme  per difendere la nostra Costituzione da una riforma proposta inopportunamente dall’esecutivo, certamente non legittimato a mutare un terzo della Carta, che  interviene anche sulla forma di Stato e su quella di Governo.

Invece è proprio insieme che si approvano, si difendono e si riformano le  Costituzioni , tutti insieme , perché in esse si stabiliscono regole , principi e valori condivisi in cui tutta la comunità nazionale deve potersi  riconoscere e costituire. Una Costituzione non può essere oggetto di battaglie e divisioni , alla stregua di una qualsiasi altra decisione  di una maggioranza, perché essa serve invece a stabilire l’arena e le regole per la dialettica politica che anima la competizione democratica e da vita alle istituzioni, dovrebbe essere introiettata da tutti i cittadini di qualsiasi colore politico e appresa nelle scuole.

Noi liberali lavoriamo attivamente con tutti gli altri comitati che perseguono l’obiettivo di non indebolire il modello della liberal democrazia, basato sulla rappresentatività delle istituzioni, nel rispetto della sovranità popolare ,e sulla divisione dei poteri; impalcatura che non siamo disposti a sacrificare in nome di una malintesa idea della governabilità . A nostro avviso questa riforma potrebbe mettere seriamente a rischio proprio la democrazia liberale, vera conquista della modernità.  In noi non vi è alcuna preclusione verso possibili miglioramenti e adeguamenti della Carta Costituzionale alle mutate condizioni  e questo si è voluto indicare chiamando il comitato “Per le libertà dei cittadini. No al Peggio”. Rifiutiamo però l’equazione “cambiamento uguale miglioramento”. Non ogni cambiamento è un bene e, recentemente, sono state approvate in fretta riforme istituzionali ripudiate subito dopo da tutti, anche dai loro promotori. Cambiare per cambiare, anche se in peggio, è una  isteria collettiva disperata e pericolosa ,non un progresso. E quando si cambiano le fondamenta di una democrazia che ci ha consentito di vivere democraticamente e pacificamente, di realizzare progressi economici e sociali profondi,  si deve stare molto attenti a non indebolire il sistema istituzionale e a non fare salti nel buio. Soprattutto in un momento difficile come questo e pieno di nuove sfide,  col mondo in subbuglio,  una Europa in crisi, in una fase dura dell’economia, senza più veri partiti  ,sostituiti da organizzazioni politiche feudali, col calo della partecipazione e della fiducia nelle istituzioni , non possiamo lanciarci  in un sistema istituzionale sconosciuto, che forze politiche non sostenute da una solida cultura democratica potrebbero trovarsi a governare.

Della Costituzione americana si è detto che “è stata scritta da geni affinché degli idioti possano governare”. La lettura del testo proposto dal nostro Governo e approvato da una maggioranza parlamentare insufficiente dà tutt’altra impressione. Non vi è sostenitore del si che la consideri una buona riforma, non si capisce come potrebbe funzionare, dicono che la si cambierà ancora…ma intanto vogliono approvarla perché altrimenti ” non  si cambia mai”. Per noi liberali una cattiva legge è peggio di nessuna legge. Approvare poi la cattiva riforma di una eccellente Costituzione è un autolesionismo che può produrre danni difficilmente reversibili e questa è certamente una riforma peggiorativa. I propositi son in gran parte giusti e condivisi, ma le misure proposte non sono atte a realizzarli e al referendum non voteremo per i propositi, ma per norme, sbagliate, complesse, contraddittorie che complicherebbero la vita delle istituzioni, restringerebbero gli spazi di democrazia e rischierebbero di dar vita a una autocrazia, a un presidenzialismo preterintenzionale privo dei contrappesi necessari ,che toglie voce ai cittadini elettori, rende inaccessibili gli strumenti di democrazia partecipativa, conferisce funzioni legislative a istituzioni non elettive e mette il Parlamento e gli organismi di garanzia sostanzialmente nelle mani del capo del Governo, grazie alla legge elettorale che attribuisce una amplissima maggioranza al partito più votato . Noi liberali sappiamo che il potere deve essere delle istituzioni e che queste debbono controbilanciarsi reciprocamente, se il potere è di qualche persona, prima o poi, mostra il suo volto atroce. La Costituzione serve proprio a limitare il potere dei governi. Il liberale Dahrendorf si chiede cosa succederebbe se venisse eletto democraticamente qualcuno che democratico non è e che tenda a esercitare il proprio potere senza limiti ( cosa che è avvenuta in Germania , in Italia e che continua a verificarsi in molti paesi) e risponde che in questo caso c’è lì la Costituzione a limitare il potere di qualsiasi governo . Ecco perché una Costituzione non può essere opera di governi e maggioranze: la sua ragion d’essere è quella di limitare ogni potere e non è pensabile che un governo intenda porre limiti al proprio potere. Se un governo, e dunque una maggioranza, cambiano la Costituzione bisogna chiedersi se vogliano una Costituzione o se invece intendano liberarsi dai suoi vincoli. Ecco perché la Costituzione è rigida e non può essere cambiata da una maggioranza come il resto della legislazione. Tanto più da una maggioranza parlamentare falsata da un premio distorsivo della rappresentanza, conferito da una legge elettorale su cui grava una sentenza di incostituzionalità.

Noi liberali troviamo che sia una operazione biasimevole anche quella di attribuire alla Costituzione tutti i mali e i problemi del Paese affidando pericolosamente alla sua riforma una funzione salvifica. Ma tali equivoci sono divenuti stolidamente luoghi comuni  a causa di una martellante propaganda portata avanti dalle più alte cariche istituzionali e dal sistema dei media controllato quasi interamente dal Governo,  grazie a una riforma della Rai che ne ha accentrato il controllo. Troviamo inquietante anche l’utilizzo massiccio delle istituzioni, la mobilitazione dall’alto per i comitati del si e i toni duri e apocalittici della campagna pubblicitaria, l’assenza di analisi e confronti seri e il linguaggio orwelliano con cui si stravolgono i contenuti reali delle riforme. Questi sono aspetti  che non siamo abituati a considerare propri della cultura democratica e che non aiutano  i cittadini a capire materie così complesse per potere fare scelte consapevoli, in occasione di un referendum che ci vede impropriamente veri e propri costituenti.

Il dibattito è falsato, acquista i toni più duri del confronto politico e non dello sforzo costituente. Il Governo si gioca sull’esito del referendum, ha dato vita a comitati del si che costituiranno, in caso di vittoria certamente, un futuro partito del leader e accusa il fronte del No di essere disomogeneo politicamente, di essere composto da gruppi e culture che non potrebbero dare vita a un programma di governo. Noi del No non stiamo fondando un nuovo partito e nemmeno un programma di governo, abbiamo idee anche molto diverse su eventuali riforme da proporre al Paese, forse qualche punto comune si può trovare (qualcuno, in grado di realizzare semplicemente i propositi dichiarati, lo si è già individuato) ma siamo qui insieme a difendere la nostra democrazia. E proprio la eterogeneità del fronte del NO sta a rivelare quanto la riforma non riguardi piccole illusorie migliorie o miseri e ridicoli risparmi , ma attenga più propriamente alla struttura e agli spazi di democrazia. E’ doveroso per noi deporre le armi della battaglia politica quotidiana e difendere insieme la Carta costituzionale da una riforma evidentemente peggiorativa che la stravolge rendendo il principio di sovranità  popolare sempre più evanescente e meno esercitato. Il popolo , si è detto, perde l’usufrutto della sua sovranità, ne rimane solo teoricamente titolare, come nel caso della nuda proprietà.

In questo nostro incontro ho ascoltato interventi interessanti, competenti, appassionati. Posso non condividere alcune opinioni, posizioni, posso sentire a tratti che veniamo da retroterra differenti, che ci si trova su sponde diverse, ma sponde ,oggi, della stessa democrazia: la democrazia liberale che stiamo difendendo assieme . E quella democrazia ha bisogno di pluralismo e dialogo, ha bisogno delle nostre diversità . La riforma prefigura un sistema leaderistico nel quale, a mio avviso, possono aprirsi falle di autoritarismo.

La storia della difficile parità politica, sociale, economica della donna in Italia e nel mondo rimane una storia di conquiste democratiche e non di arretramenti. Ecco perché le donne consapevoli non possono che votare e fare votare NO a una riforma che diminuirebbe il tasso di democrazia, comporterebbe maggiori sperequazioni e minori diritti reali per le fasce più deboli. L’impegno delle donne deve andare in direzione delle pari opportunità tra tutti. Questo  principio liberale è il solo che può rendere più forte , più ricca e più giusta la nostra società e con essa i nostri giovani, il nostro futuro. Noi donne abbiamo una straordinaria capacità di relazioni e comunicazione sociale. Questo è un potere che  dobbiamo usare per difendere la democrazia  e spiegare che la Costituzione può essere migliorata, ma innanzitutto deve essere difesa e lo faremo il 4 dicembre votando e facendo votare  NO al peggio.

Questo è un referendum che non ha quorum, sarà valido in ogni caso. E’ necessario che ogni cittadino partecipi. I voti ,sappiamo, si contano, non si pesano, valgono uno, sia che ad esprimerlo sia un semplice che un intellettuale. Eppure i voti delle donne possono valere di più. Se ciascuna di noi avrà parlato con ogni  persone che incontra e avrà convinto ad andare a votare chi non sarebbe andato o ha spiegato le ragioni del No a chi ha subito solo la propaganda del si o non sa, non ha capito.., ecco che il suo voto peserà  di più, varrà quanto il numero delle persone che ha indotto a votare NO.

Noi donne possiamo farcela!


Articolo pubblicato su Rivoluzione Liberale

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