Cosa è possibile avvenga in caso di vittoria del SI

non-basta-un-si

L’eventuale vittoria del Sì  non significherebbe che la attuale proposta di revisione entri in vigore di certo.

Infatti l’approvazione referendaria della proposta di revisione rende possibile che dopo venga  sollevata presso la Corte Costituzionale la questione di costituzionalità sulla procedura seguita dal Parlamento per preparare e  votare la proposta su cui si sta svolgendo il referendum. Una questione  che pare fondata, tenuto presente che l’intero procedimento parlamentare è iniziato, si è svolto e si è concluso ben dopo la sentenza n.1 del 2014 con la quale la Corte Costituzionale il 13 gennaio 2014 ha dichiarato l’incostituzionalità della legge elettorale Porcellum  che pochi mesi prima aveva determinato la composizione della legislatura. 

In quella sentenza la Corte aveva  avvertito che le Camere non dovessero essere immediatamente sciolte in applicazione del “principio della continuità degli organi dello Stato” e che esse si sarebbero  dovute riunire per approvare la nuova legge elettorale (ispirata ai principi indicati nella medesima sentenza, poi denominati “consultellum”) ma peraltro aveva richiamato due norme costituzionali che pongono limiti temporali, in modo da non rendere priva di effetti, in questo caso, la dichiarata incostituzionalità del Porcellum

Tuttavia le indicazioni della Corte, da quando  a metà febbraio 2014  il Presidente Napolitano insediò Renzi alla Presidenza del Consiglio  e in specie da quando l’otto aprile 2014 venne avviata in Parlamento la riforma costituzionale, non sono state per nulla rispettate. Nonostante a metà gennaio 2014 le singole elezioni dei singoli parlamentari fossero state confermate sono per una trentina di soggetti, il Presidente Napolitano e i Presidenti Grasso e Boldrini acconsentirono imperturbabili a che le successive conferme avvenissero senza tener conto della sentenza n. 1 del 2014, la quale – come chiaramente previsto dall’art. 136,  comma 1, della Costituzione – avrebbe imposto che “la norma (ndr, il porcellum) cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione” (cioè da metà gennaio 2014). Di conseguenza, intorno a 150 parlamentari sono stati confermati in dispregio della sentenza 1/2014 che ha smantellato tra l’altro il premio di maggioranza. E dunque  la riforma costituzionale è stata frutto di un Parlamento delegittimato giuridicamente e politicamente, con parlamentari “nominati” in base a quel premio e quindi privi di rappresentanza e per di più non certi della rielezione (da qui il record assoluto di trasmigrazioni tra gruppi politici che hanno interessato 250 parlamentari). In presenza di simili dati di fatto, risulta evidente la violazione del disposto dell’art. 1, comma 2, “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

In conclusione, l’eventuale vittoria del Sì non assicurerebbe la pacifica entrata in vigore della proposta di revisione, dato che, qualora un ricorso sul come tale proposta è stata votata da un Parlamento delegittimato venisse accolto dalla Corte, allora verrebbe meno la materia stessa oggetto del referendum e così la consultazione referendaria diverrebbe nulla in radice.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *