“Acerbum” e referendum

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di Antonio Pileggi

Alle ore 3 del 25 luglio del 1943 fu “licenziato” e successivamente arrestato Mussolini, il duce del fascismo, l’uomo solo al comando del tempo che fu. La legge elettorale che lo aveva “legittimato” si chiamava Acerbo. Era la legge che aveva imposto lo sfregio al principio liberale “una testa un voto”. Lo sfregio consiste nel premio di maggioranza ad una minoranza cui consegnare i palazzi del potere sulla base del fuorviante feticcio della governabilità. Un feticcio sul quale, nei media dei nostri tempi, non c’è una sufficiente contro informazione pur in presenza degli argomenti che sono posti alla base del “renzismo” e del sì al referendum costituzionale del prossimo autunno. Basterebbe spiegare bene al popolo italiano che il democratico Obama, a capo del Potere Esecutivo degli USA,  sta governando con il Congresso e il Senato in mano ai repubblicani per far capire che la governabilità è una delle funzioni all’interno di un sistema democratico. Le istituzioni possono e debbono funzionare con ordinamenti che consentano sia la governabilità e sia la separazione dei poteri. La divisione dei poteri è il connotato essenziale della democrazia. È il connotato vero della modernità. Il “renzismo” non è la modernità, ma il ritorno all’antichità del principato ovvero dell’uomo solo al comando.

Nel nostro tempo, luglio  2016, siamo nel vivo di uno scontro per dire sì o no in un referendum che ha, come posta in gioco, l’affievolimento dei principi posti a presidio del bilanciamento dei poteri.

In proposito, noi cittadini abbiamo assistito a giochi e giochetti di potere, congiure di palazzo, voti di fiducia e “canguri”, votazioni con i banchi delle minoranze vuoti, scelte divisive e non unificanti in materie di regole di rilevanza costituzionale, un esodo da record di parlamentari passati a sostegno del potere governativo. In sostanza, abbiamo visto imporre modifiche a norme elettorali e costituzionali con contenuti illiberali e con metodi di approvazione altrettanto illiberali. Tutto ciò è accaduto nel mentre avevamo appreso ufficialmente che il parlamento fosse stato eletto con una legge elettorale dichiarata incostituzionale.

La legge elettorale che dovrebbe “legittimare” il nuovo ordinamento dell’uomo solo al comando (che potrebbe essere Renzi o qualunque altro beneficiario di siffatto ordinamento) l’hanno chiamata “italicum”, ma siamo in molti a ritenere che, invece, si dovrebbe chiamare “Acerbum” per le sue somiglianze alla legge elettorale Acerbo approntata a suo tempo per “legittimare” Mussolini.

L’idea di definirla “Acerbum” è di Carlo Scognamiglio Pasini, che l’ha chiaramente illustrata in occasione di un recente dibattito in cui ha sostenuto alcune delle più significative ragioni per votare no nel referendum sulla proposta di riforma costituzionale denominata Renzi-Boschi.

Nel luglio del 2016, dopo la recente disfatta elettorale del renzismo, le serie ragioni per dire no all’Acerbum hanno aperto una breccia nel muro dell’arroganza del potere. La regìa, che ha ideato l’acerbum e la correlata riforma della costituzione senza un mandato popolare, ha messo in campo voci su eventuali rattoppi all’Acerbum. Ci sarebbe molto da commentare su queste voci e sugli eventuali rattoppi di comodo. L’Acerbum era stato concepito come un vestito su misura del renzismo vincente. Ora  che il renzismo può perdere ed essere soppiantato dal M5S, gli eventuali rattoppi dimostrano, con solare evidenza, che le leggi elettorali non si possono fare e disfare in base alle maggioranze (o ai sondaggi) del momento. Questo vestito con i rattoppi fa vedere di più e meglio gli strappi che erano stati perpetrati e che ora si vogliono perpetuare.  Sta di fatto che, con la complicità dei media e delle televisioni, quanto meno delle TV gestite in modo “padronale” dal Potere Esecutivo, si cerca di confondere l’opinione pubblica per far passare il sì al referendum costituzionale e per continuare a tacere sul merito e sulla portata, molto pericolosa, della riforma costituzionale affidata al “racconto” che di essa ne fanno i sostenitori del “basta un sì”.

Mentre si gioca questa partita nei palazzi del potere, non sappiamo nemmeno la data in cui, votando NO, potremo riappropriarci della sovranità tuttora nelle mani dei registi e degli esecutori del progettato sfascio delle istituzioni democratiche. Riappropriarci della sovranità è diventato un imperativo per dire no a queste riforme maldestre e pericolose e per significare, nel contempo, che intendiamo riappropriarci della cittadinanza attiva e che, quindi, siamo determinati a partecipare in modo adeguato, fattivo e trasparente alle prossime iniziative politiche rivolte ad una sempre possibile revisione della Costituzione improntata alla restituzione di autorevolezza alle istituzioni e all’ampliamento dei diritti di libertà dei cittadini.

Roma, 25 Luglio 2016

Articolo pubblicato su:

Quotidiano Rivoluzione Liberale

http://www.rivoluzione-liberale.it/32329/il-punto/acerbum-e-referendum.html

Il Domani d’Italia

http://ildomaniditalia.eu/article/“acerbum”-e-referendum

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